giovedì 11 aprile 2013

Badroom*

Foto orribile fatta con il cellulare.

C'è un cassetto. Uno solo su sei (e uno anche piccolo a dire il vero) che contiene le mie magliette non nere. Poi ci sono tre cassetti dedicati alle magliette nere: quello delle t-shirt da combattimento, quello delle magliette di rappresentanza, quello delle magliette che vanno dalle mezze maniche fino alle maniche lunghe.
I calzini, rigorosamente in ordine di lunghezza.
La biancheria, divisa per colori, gradazioni, ordine. Tre quarti del cassetto è nero. Il resto una cupa accozzaglia di colori scuri.

I libri. In ordine di concetto, di editore, di autore, di idea. Quelli di cui ho più bisogno a portata di mano. Perché possono salvarmi una notte insonne o solo togliermi un dubbio prima di una lezione.

I fogli ovunque, scarabocchi di idee di storie, segni a caso buttati al telefono, appunti di viaggio, frasi buttate al vento che da sole non significano niente.

Le valigie. Di tutti i formati e le misure. Di tutte le capienze possibili per ogni tipo di viaggio.
Una dentro l'altra nell'angolo tra il cassettone e il comodino.

Le scatole dei cavi del computer.
Le scatole dei cavi elettrici.
Le scatole del materiale fotografico.
La scatola di latta sul comodino accanto al letto.

Tutte le cose che riguardano Il paese delle Meraviglie.
I barattoli di china.
I pastelli colorati.
Il barattolo che contiene i pantoni in tutte le scale di grigio possibile.
Le matite per disegnare, e gomme, cancellini, temperini, penne e pennarelli.

I trucchi, le medicine, le analisi mediche, le ricette di quelle analisi che non hai mai fatto perché non le vuoi fare.

Le scarpe.

Ho svuotato tutto. E l'ho rimesso in ordine.
Ho tolto tutto da dove stava, l'ho pulito, coccolato e rimesso a posto.
Ho svuotato i cassetti, ho preso i vestiti uno a uno e li ho piegati di nuovo.
Ho tolto i libri sbagliati dalle mensole, ho rimesso a posto quelli che non erano dove dovevano stare.

Ho preso tutti i biglietti che mi erano sfuggiti alla prima "perquisizione" della mia stanza mesi fa. Tutte le cose che avevi nascosto in giro e che ho ritrovato solo adesso. Le ho prese e messe a posto, in quella scatola di latta che sta accanto al letto.

Ora spero che l'ispirazione mi torni.
Che io smetta di pensare ai tuoi occhiali sporchi di colore.
Alle braccia sporche di colore.
Al colore rimasto impigliato dietro le orecchie.
A tutte le storie che mi hai rubato e a quelle che mi sono marcite dentro in questi mesi.

Per me, ora, la primavera può finalmente arrivare.
Le storie possono tornare da me.
Il momento di crisi... finire.
(E io posso smettere di sforare le deadline perché ho la testa altrove).

*ovviamente vuole essere un gioco di parole, non un refuso. 

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