domenica 10 marzo 2019

La vera storia del compagno Vasilij Gregorij

Non scrivo su questo blog da quasi sei anni. Sarà che in questi anni di cose da dire me ne sono rimaste poche. 
Però avevo bisogno di un posto dove pubblicare questa storia, un posto che non fosse un social. Ho anche pensato di chiedere a più persone di ospitare la mia storia sul loro blog, ma alla fine ho deciso che essendo una storia mia avesse più senso pubblicarla qui. 


devitalizart omaggia il Compagno Vasilij Gregorij

 La vera storia del Compagno Vasilij Gregorij. 



La verità è che io questa storia l'ho già scritta qualche settimana fa presa dall'impeto dell'emozione.
Questa storia l'ho buttata giù di un fiato, lasciando che le emozioni annebbiassero la mia grammatica e la forma verbale. Questo perché in effetti resta una delle storie più emozionanti che io abbia vissuto (e che continuo a rivivere ogni volta che mi ci cade il pensiero). 
Io, al fatto di aver ritrovato il Compagno Vasilij Gregorij vivo e dopo più di due anni, ancora faccio fatica a crederci. 

Il Compagno Vasilij Gregorij, a dispetto del nome, non è un signore rubicondo di origini russe, ma un calopsite dalle guance rosse e dal fischio melodioso. 
Vasilij è il miglior amico di mio padre, è il pappagallo di papà e come lui fischia Bandiera Rossa e come lui fischia Ammazza la Vecchia col filck e, sempre come lui, ha un fischio inconfondibile per chiamarti quando vuole attenzione. 
In principio il pennuto si chiamava Loreto (ma forse l'ironia di questo nome la colgo solo io) e apparteneva a un vicino di casa di mio padre, sono buoni vicini tra di loro, nonostante abbiano delle idee sul mondo piuttosto differenti. 
Nell'estate di qualche anno fa il Signor M. (lo chiamo così, a caso, perché ammetto di non ricordarmi il suo nome ma solo la sua professione) deve partire per una lunga vacanza e ha preso da poco questo pappagallo dalle guance rosse, così chiede gentilmente a mio padre se può averne cura mentre lui è via e glielo affida. Credo che gli abbia detto anche qualcosa sul fatto che questi pappagalli imparano a memoria delle canzoni. Non saprei. Magari la mia è finzione. 
Fatto sta che mio padre se ne prende cura e, bonariamente, inizia ad addestrare il pappagallo a fischiare Bandiera Rossa. L'idea è semplicemente quella di fare uno scherzo bonario al vicino, una cosa per ridere sotto i baffi. Una roba da vecchi sessantottini che hanno sotterrato l'ascia di guerra, è vero, ma che mantengono un certo stile. 
A questo proposito, papà, te lo devo dire: più che Comunista sei stato un grande Situazionista. Una roba da rendere felice Debord (e ora rido sotto i baffi, che non ho).
Il signor M. rientra dalle vacanze, ringrazia mio padre, si riprende Loreto e lo porta a casa.
La mattina dopo suona a mio padre di buon'ora e gli regala definitivamente il pappagallo perché «Questa roba davvero non si può sentire». 
È così che papà e il Compagno Vasilij Gregorij sono diventati amici, mi piace pensare che un po' si siano scelti. 

Negli anni mio padre ha allevato a mano il piccolo pappagallo, insegnandogli a non beccarlo e a stargli sulla spalla a fischiettare insieme. 
Non era insolito, quando andavo a trovarlo, vedere mio padre intento a cucinare allegramente con il suo pappagallo sulla spalla che, appena mio padre attaccava con Bandiera Rossa si univa e completava le strofe. Addirittura quando sbagliava tornava indietro e ricominciava dal punto in cui si era reso conto di aver sbagliato. 
Quella che era stata la canzone della mia infanzia, cantata in macchina andando al mare a pescare nelle domeniche con il mio papà, era diventata la canzone che sentivo ogni mattina presto quando dormivo da lui, quella canzone che accompagnava papà dietro ai fornelli. 

Sembrerà sciocco ma mio padre non è mai stato un grande amante degli animali, a meno che non siano cavalli (anche se tenere un cavallo in casa è una cosa un filo complicata) e io mi emozionavo sempre davanti a questi quadretti. 
Ho avuto anni a disposizione per poter fare un video di queste scene... eppure non l'ho mai fatto. 
Me ne sono pentita amaramente perché, circa due anni fa, il Compagno Vasilij Gregorij, in reazione ad un attentato compiuto da un gatto, è fuggito via.
Mio padre lo ha cercato per giorni interi in tutto il circondario, andava in giro chiamandolo con il suo fischio inconfondibile, fischiava Bandiera Rossa per strada sperando in una risposta. 
Affranto, dopo giorni e giorni di ricerche lo ha dato per morto e ha iniziato a odiare ogni gatto sul Pianeta Terra. Tanto che quando mi venne a trovare e vide i cuccioli che avevamo appena adottato con il mio compagno disse che erano carini ma li odiava, in quanto gatti. 

Per mesi ho cercato di informarmi per trovare un calopsite allevato a mano da regalare a mio padre per colmare il suo dispiacere. Alla fine ho desistito anche perché mio padre non voleva un altro pappagallo, a lui mancava il Compagno Vasilij. 
Io non so più a quante persone, negli anni, ho raccontato la storia del pappagallo di papà (che non ha mai voluto imparare a fischiare L'Internazionale, per giunta), di questo pennuto comunista che viveva con lui. A qualcuno temo di averla raccontata decine di volte, come i vecchi arteriosclerotici, lo ammetto. 
disappunto per il Compagno Vasilij 

Qualche settimana fa, come spesso mi accade, non riuscivo a prendere sonno, quindi sono a letto con la luce spenta, è l'una di notte e sto assolutamente perdendo tempo su facebook sperando che gli occhi mi si facciano pesanti e che il mio cervello si degni di spegnersi. 
Un amico mio pubblica questa notizia di un certo pappagallo partigiano, conosciuto come Cipolla, che si era perso ed era stato ritrovato perché fischia Bandiera Rossa.
In un impeto, prima di aprire l'articolo, gli commento «Oh ma lo sai che pure mio padre ne aveva uno a cui aveva insegnato la stessa canzone?», che ridere, ma mi bastano poche righe di quell'articolo per capire che sì, quello non era un anonimo Cipolla, quello era davvero il disperso Compagno Vasilij Gregorij.  
Oh, non avete idea di come abbia reagito il mio cuore appena ho avuto quella consapevolezza. Non ci potevo credere, mi stava scoppiando nelle orecchie! Se non fossero state le due di notte avrei tirato giù dal letto mio padre per urlargli al telefono che lo avevo ritrovato, avevo ritrovato Vasilij! 

Non chiudo occhio per tutta la notte e mi chiedo come posso rintracciare la famiglia che l'ha trovato per raccontare loro la sua storia, per riprenderlo... non posso crederci, Vasilij tornerà a casa... e questa volta non perderò l'occasione di registrare questo ricordo e in più, in un periodo complesso come questo, so che mio padre avrà una nuova cosa per essere di nuovo felice.

L'indomani mio padre mi dice di essere già riuscito a contattare la signora che lo ha trovato, ha la certezza che sia lui. È davvero lui! Entrambi conveniamo sul fatto che sia un'emozione incredibile averlo ritrovato. Qualcosa di meraviglioso e davvero inaspettato e poi... il modo in cui è successo! Sembra di essere i protagonisti di una meravigliosa leggenda metropolitana! Io non vedo l'ora di un lieto fine.
Ma la verità è che le storie immense e meravigliose spesso si rivelano nobili ma amare. 
Perché mio padre, quando ha chiamato la signora Michela, era davvero intenzionato a riprendere Vasilij, era pronto a coprire di doni e affetto perenne questa signora per averlo salvato, accudito, ritrovato ma... davanti alla commozione di lei al pensiero di separarsene ha fatto un passo indietro. 
Così come nella storia di Re Salomone e del figlio conteso, lui ha deciso di rinunciare al suo amico per le penne pur di non arrecare dolore ad altri. 
La mia prima reazione è stata di sgomento, non ci potevo credere... ma veramente? La seconda è stata di rinnovata stima e di amore infinito per mio padre, per questo gesto che può sembrare piccolo ma a me sembra immenso. 
Poi se ne sono alternate parecchie di reazioni in queste settimane. 
Ogni volta che qualcuno mi scriveva per conoscere la storia di Vasilij io la raccontavo, ogni volta che qualcuno mi augurava di riportarlo a casa io rispondevo che il Compagno sarebbe rimasto con la sua nuova famiglia. Ho risposto ad ogni articolo e screenshot che mi sono stati mandati ovunque su questa storia. Ho risposto ad ogni messaggio su ogni social. 

Il problema è che la storia del Compagno Vasilij Gregorij (a cui la signora Michela ha immediatamente restituito il nome completo dopo esserne venuta a conoscenza) mi turba così tanto da averlo sognato già un paio di volte mentre fischietta sulla spalla di mio padre. 
In ogni caso questa notizia è arrivata persino ai maggiori quotidiani nazionali (come La Stampa, Il Corriere della Sera, La Repubblica e altri ancora) ma nessuno, fino ad adesso, ha raccontato qual è la Vera Storia del Compagno Vasilij Gregorij. Ho voluto provarci io. 


una scultura in origami in onore del Compagno Vasilij

4 commenti:

Solo ha detto...

Mi è scesa una lacrimuccia.

Anonimo ha detto...

#freeVasilij ... io lo rivoglio sulla spalla di tuo padre <3

Giovanni arch Calenne ha detto...

'-|

Vincent ha detto...