giovedì 20 gennaio 2011

Il baratro di un refuso

Ci sono persone che hanno come incubo ricorrente sprofondare nel vuoto, altre che sognano di essere inseguite da non si sa cosa, chi ha il famoso tunnel o storie di questo tipo. Diciamo incubi ricorrenti “normali”.


Il correttore di bozze è un essere anomalo, non lo fa solo per lavoro: la sua è una vera e propria ossessione. 
Ne parlava Guido Vitiello in un bellissimo articolo su Internazionale di qualche tempo fa: non è per niente assurdo immaginarsi un correttore di bozze mentre apostrofa un cameriere gridando «Ehi! C'è un refuso nel mio piatto!». 
Come non è strano immaginarselo sognare tutti i piccoli errori che potrebbero essergli sfuggiti alla vista mentre correggeva un pdf a video, o le stampe, oppure tremare come una foglia sognandosi di trovarne altri e altri ancora quando gli arriva in mano la cianografica.


Conosco stimati colleghi in grado di perdere il sonno a causa del baratro dell'errore: è come vivere un incubo ricorrente a occhi aperti. Insomma, non sognano solo di cadere nel vuoto e bazzeccole simili, l'ansia dell'errore può spaccargli la testa prima di addormentarsi.


Detta così sembra che la categoria dei correttori di bozze sia qualcosa di molto simile a quella dei matti da legare: non mi sento di dire il contrario. Anzi vi esorto a leggere l'articolo di Vitiello che ho linkato e a considerarlo estremamente attinente alla realtà. 


Essere sempre a stretto contatto con l'errore non è un fardello così facile da sostenere: quel punto fuori dai caporali, quello stupido refuso (piccolo e insignificante e maledetto refuso) nascosto in centinaia di pagine è simile al segno di una sconfitta: lui è sfuggito alla perfezione del tuo lavoro. Ti è scappato. È riuscito a sfuggire a tutte le correzioni, si è nascosto agli occhi del redattore, di tutti coloro che hanno visionato quel testo in qualsiasi formato: è il vincitore assoluto. 


L'urlo interiore di ogni redattore. 


Una tipica espressione del momento in cui si realizza che un refuso è sfuggito alla vista.

Bene, questa ossessione il correttore di bozze se la porta dietro in ogni lavoro che si trova a fare: più che una professione è un vero e proprio stato dell'anima. Egli correggerà mentalmente la tua punteggiatura mentre gli parli, i tuoi condizionali o congiuntivi, i tuoi sms. Non hai scampo con lui, la sua testa tenderà a correggere tutto quello che ascolterà che leggerà o... che vedrà.

Ecco perché se una persona affetta da questa sindrome è anche uno sceneggiatore, quando si troverà a dover correggere un cortometraggio già girato (dove ci sono gravi errori di edizione), la sua testa cercherà in tutti i modi di trovare il modo per rimettere a posto le cose.
E ci riuscirà ve lo posso garantire, ne sarà convinto fino all'ultimo: nulla può sfuggire al suo folle occhio critico. 

Per lui sarà naturale, revisionare tutto fino all'ultimo, verificare che sia tutto preciso e a posto, che il giorno dopo vada tutto liscio come l'olio, è nella sua natura. Non può evitarlo.

Fino a che... quel maledetto errorino infame, che per settimane è sfuggito ai suoi occhi, non gli si palesa davanti: magari nella forma di un oggetto appoggiato nel posto sbagliato della scena che fa saltare i suoi piani, che rende il suo lavoro vano.

Allora il correttore di bozze diventerà inconsolabile, sconfitto. Esattamente come quando gli arriva in mano la prima copia di tipografia di un libro su cui ha lavorato e, mentre lo sfoglia divorandolo di gioia, il suo peggior nemico lo sbeffeggia impunemente fiero di esser stampato su migliaia di copie.




4 commenti:

Armin Barducci ha detto...

Che bel post!
Anzi... che post importante!

Non ci crederai mai, ma mio padre (alias Giac) si diletta nella nobile mestiere del correttore di bozze. Un po per ex lavoro e un po (diciamo pure soprattutto) per ossessiva passione.

Ecco qua una sua immagine:
http://2.bp.blogspot.com/_mZv2j13nGuM/RsYhA5s-m0I/AAAAAAAAApc/UWs38QYpHO0/s1600-h/correttoredibozze-1-big.jpg

Baci volanti1

Anonimo ha detto...

sì sì, è un mestiere votato alla sconfitta e che però è importante e si orgogliosi di fare. c'è una certa purezza in tutto questo.
t'ho scritto del refuso che vive appollaiato sulla nostra spalla dal momento in cui accettiamo di fare questo lavoro... che mi fa diventare pure un po' melodrammatico, mi piace.
l'articolo di int me l'ero perso, e mi ha fatto venire in mente questo libretto qui: http://www.ibs.it/code/9788846713551/bertoletti-ilario/metafisica-del-redattore-elementi.html
Tintinnoir

Design270 ha detto...

quando lavoravo al Festival di Spoleto avevo un correttore di bozze impressionante. Si chiamava Arduino. Docente in una qualche scuola di lì.
Per il festival curavamo un mucchio di materiale promo e Arduino era costantemente al mio fianco pacato e silenzioso si accendeva solo quando individuava l'errore. Un mostro di bravura, soprannominato Occhio di falco.
Ma ormai sono figure leggendarie, rarissimi individui con la fissa di cui parli.

Amal ha detto...

Armin l'immagine di tuo padre è meravigliosamente azzeccata. Non c'è che dire :) (io aspetto da tempo immemore due ritratti che raccontano il mio spirito meglio di molti altri...) baci volanti a te!

Andrea: concordo ampiamente. I correttori di bozze, quelli davvero affetti da questa sindrome, sono in via di estinzione...