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mercoledì 20 giugno 2012

Marirami

Quest'anno non disegnerò il manifesto della Tattoo Convention di Genova come ho fatto gli anni precedenti.
In ogni caso è capitato che un amico mi chiedesse di disegnargli un albero. Ci ho pensato a lungo su quale fosse l'albero migliore per lui tra i tanti che ho disegnato ultimamente. Alla fine ho deciso di regalargli un Marirami.


Il Marirami è un albero leggendario e molto raro che viene chiamato anche albero delle maree.
Trovarlo non è facile, bisogna affrontare mari agitati, muri d'acqua e vento.
Cresce ne cuore delle tempeste e ha rami di vento e chiome di onde lunghe.

Predilige il vento freddo e secco di nord-ovest, infatti, se ci si trova vicino al nucleo della tormenta, lo si riesce a scorgere tra le onde lunghe delle mareggiate di Maestrale.
Quando la tempesta passa, anche lui svanisce, come se niente fosse, ma, se l'avete visto almeno una volta, non potete dimenticarlo.
Io l'ho visto, anche se mi sento un po' come Antoine de Saint-Euxpéry quando provò a ritrarre il Piccolo Principe e le sue mani non riuscirono a rendergli onore.

Derive, immagini, parole al vento.
E un albero delle maree, che cresce nel cuore della tempesta, come uno stato d'animo.

Dopo la grande mareggiata - Genova, dicembre 2011.

sabato 6 agosto 2011

Tutte tranne una.

L'anno scorso erano centinaia. Rosse come il sangue, come le lotte, come l'amore per la mia città.
L'anno scorso avevo riempito le strade dei loro colori sovrapposti e sgargianti. Erano belle come un tramonto d'estate. 


Quest'anno ne è rimasta una sola.
Ben visibile, ma una sola.
Perché non lasciarne neanche una mi avrebbe fatto passare per la solita persona pessimista antipatica e crepuscolare™.

Che poi, che noia se io fossi davvero così. 



Infatti eccola qui, bella bianca, splendente. Non puoi non vederla. Puoi perderti qualche storia, qualche personaggio nascosto nel tronco, ma lei non puoi far finta che non ci sia.


Tutte le altre le ho uccise. 
Una a una, con la dedizione che si riserva alle cure migliori.
Lei è ancora viva, perché possa raccontare alle sue simili che cosa succede se provano a tornare, quelle stupide farfalline che a volte si agitano nello stomaco, e che si tengono a bada con qualche buon bicchiere di insetticida.

Ma non fraintendetemi, non è vero che non c'è più amore, o non c'è più un sacro fuoco che mi anima, che mi fa vivere qui. Anzi. C'è eccome ed è nascosto nella firma più bella di sempre, messa sulle scale di corsa perché dovevo consegnare questa illustrazione, nel messaggio del mio socio alle 10.00 del mattino che dice di aver registrato l'associazione culturale, nelle texture che mi ha mandato per completare il disegno, nei consigli rivelatori di Ausonia, nell'aiuto di Fabrizio per l'inchiostrazione (che si sa io c'ho il morbo di parkinson quando inchiostro), nella bottiglia di spumante stappata ieri sera, nelle parole che verranno. Che spero siano solo quelle giuste.






martedì 2 agosto 2011

Fuori dalla terra, dentro ai nodi del tronco.

Anche quest'anno è un albero.
Anche quest'anno, esattamente come l'anno scorso, mi hanno chiesto una chioma rigogliosa.
E radici fuori dalla terra. Radici che tutti possano vedere, ma che non sono piantate da nessuna parte.
E dentro ci saranno tutte le mie storie attorcigliate.
Sono partita dalle ombre più scure, in compagnia di un silenzio capace di dilaniare da dentro.
Sono partita per trovare dei riverberi di luce, e schiarire quelle ombre troppo nere.
Non so dire dove arriverò. Intanto vado.



Una preview, senza tante altre parole. Quelle arriveranno dopo.

lunedì 18 aprile 2011

A volte l'autoironia non basta.

Buongiorno è lunedì.
Buongiorno un emerito cazzo. È lunedì, e nella migliore delle tradizioni del mondo è un giorno del cazzo per la maggior parte della popolazione.
Dopotutto ti tocca ricominciare una settimana di sbattimenti, di lavori che non hai voglia di fare, di tensioni bla bla bla.
Ma tante volte il lunedì è solo il seguito della domenica. Perché anche il giorno prima hai lavorato fino a tardi e non te ne sei andato al mare perché avevi una consegna, lavori in un ristorante e o quello che è.
Be' fatto sta che questa mattina mi sono svegliata presto. La notte mi ero addormentata anche troppo tardi. Perché la mia cazzo di testa a volte non si spegne mai.
A volte la mia autoironia non basta per nulla a far smettere di gridare il mondo nelle mie orecchie.
Non mi basta prendermi per il culo perché, per quanto io mi sforzi di essere una persona per bene, sono una scapestrata che deve sempre ricominciare dalle macerie delle sue certezze. 

Ancora in pigiama ho letto la mail con il primo caffè in mano.
Ho aperto l'editor del blog e ho iniziato a scrivere questo post.
In cui volevo dire tutt'altro.
Ma oggi è lunedì. E dopo aver fatto un'illustrazione a tempo di record, aver corretto un testo e sistemato una serie di situazioni complicate in vista di Napoli Comicon e del Salone del Libro di Torino sono riuscita a completare questo post alle 16.00

Per cui non ha senso, anzi, come dicono nello stimatissimo blog di Lamentazioni, “Niente A Senso”.



martedì 22 febbraio 2011

Diciannove battute

Ci sono dei momenti in cui mi blocco completamente.
Dovrei scrivere (dopotutto, il mio amore per le parole messe una in fila all'altra, ho la fortuna che sia diventato anche il mio lavoro), ma proprio non ci riesco. Mi perdo, conto le macchie sul muro, le bolle sulla pelle, i libri che devo inscatolare e proprio non mi va.

Per cui, quando c'è gente che per distrarsi da quel che deve scrivere disegna triangoli o quadrati o cerchi sui post-it, io disegno micette strabiche con le tettone.
E quando Daniele Mancino (il direttore di Comic-Soon) mi chiede dove sono finiti gli articoli che dovevo consegnargli ieri l'altro gli mando questo bozzetto dicendogli: “Scusa ma ero distratta e non ho scritto nulla”.
Solo un amico vero in quel momento non ti spella viva per metterti sotto sale per far piacere al signore.
una polaroid di quello a cui mi sono dedicata prima di mettermi a scrivere

Poi chiamo il mio collega, ordiniamo due pizze, beviamo due birre (se non c'è la Peroni mettici quella che vuoi basta che sia da 66cl) prendiamo in mano i nostri articoli e ridendo e scherzando riusciamo a chiuderli e a consegnarli in tempo.
Non mi sono mai divertita tanto a scrivere un articolo.
Sul prossimo numero di Comic-Soon, in uscita a Cartoomics troverete una paginetta scritta in collaborazione con Alessio Trabacchini, The Official Handbook Of Superamici.
Era da tanto che sostenevo che i Superamici fossero gli unici supereroi di cui io fossi innamorata. 
Bene ho potuto finalmente scriverlo e dichiararlo al mondo, sforando solo di diciannove battute sullo spazio. Diciannove battute che poi sono il mio nome e quello di Alessio. Anzi parecchie di meno.
Quindi brindo alla precisione del mio collega e mia e me ne vado a dormire contenta.

Non perdetevi il prossimo numero di Comic-Soon mi raccomando.

martedì 1 febbraio 2011

Lì nel posto giusto.

Seguire certi consigli a volte riempie di soddisfazione.

Instabile anche quando emotivamente non sento niente. "Come stai?" è la domanda sbagliata, ogni volta che me la pongono rimango sospesa per una frazione di secondo. Cosa rispondo? "bene" così non mi fanno altre domande? E ribatto subito con la contro domanda? Così non corro il rischio di dovermi arrampicare sugli specchi per spiegare qualcosa che non so nemmeno io? Come glielo spiego che io non sono triste e non sono felice? Non sono arrabbiata e non sono calma? Non sento niente nemmeno fisicamente. Mangio per forza di inerzia o per nervosismo in modo completamente schizofrenico... Mi ritrovo dei lividi neri addosso e non ricordo il momento in cui ho tirato la bestemmia che li contraddistingue e cose del genere!

Anche trovarmi in una situazione completamente straniante su di me non ha alcun effetto.

La sala buia, tutti seduti come a teatro, le seggioline vanno verso l'alto e il palco è raso terra.
In questo tipo di situazioni in genere è il contrario. Il palco è in alto, l'aria è fumosa, le birre si rovesciano per terra e la gente è in piedi con le mani alzate a urlare, ci si leva la giacca e si suda tutti insieme perdendo la voce.

Inoltre io sono da sola, che dai, diciamolo non è propriamente usuale per una situazione del genere. Ho seguito il consiglio di un tizio di cui mi fido parecchio, per cui ci sono andata lo stesso anche senza compagnia.
Dopotutto dovevo staccare la testa. Almeno qualche ora.


Sono in ritardo come al mio solito e il concerto è già iniziato.
Mi siedo in un posto a caso in mezzo al buio, mi confondo tra gli altri e aspetto quello che sono venuta a sentire.


La poltroncina è comoda, è fatta per esserlo e, in genere, accoglie gente diversa da quella di stasera. Mi guardo attorno, inutile, questa volta non posso dare la colpa alla mia dissociazione mentale: non si vede assolutamente niente a parte il ragazzo che sta cantando, un pianoforte, due chitarre e i piatti sullo sfondo. Sono ancora titubante: avrò fatto bene a venire? Non c'è niente con cui distarmi, è tutto così preciso così ordinato.

Nell'attesa cerco di trovare una posizione adeguata e di non sbracciarmi troppo anche se i beat mi colpiscono. Qui sono tutti troppo composti e io mi sentirei una cretina a disagio.

Seduta nel buio, senza una birra in mano e senza accendermi una sigaretta ascolto un amico che rovescia le sue radici e le sue viscere in un microfono. Il suo cordone ombelicale che non si è spezzato.
Lui fa qualcosa di più di cantare quando è su un palco: lui racconta.

Socchiude gli occhi mentre lo fa. Sicuramente immaginando le sue parole, come se gli uscissero per la prima volta, come se gli scappassero dalla bocca per questa esigenza di raccontare. Di certo non lo fa come si recita a memoria una poesia davanti alla professoressa delle medie.

Ti investe con l'amore per la sua terra, per le sue radici. La sua Calabria. Ti strappa a morsi la pelle per farti sentire quanto brucia un paese ipocrita dove la Mafia continua a farla da padrone, usa davvero le parole come armi: ti ferisce come pochi sono in grado di fare e, soprattutto, quando ha quel microfono in mano sorride.

Sorride nonostante sia terribilmente serio in quel momento.
Sorride nonostante prenda la musica per mano come si fa con il primo amore.
Sorride mentre non lascia mai la sua mano.
Sorride quando parla della morte riuscendo a farlo con la poesia di Pavese e il fumoso noir di Buscaglione.
Sorride nella serietà di chi cresce in una terra dove si muove una guerra strisciante, dove affonda le sue radici e che non ha mai lasciato. Almeno con il cuore.
Sorride e te lo racconta esattamente per com'è.

E io sono lì seduta nel buio che ascolto la delicata violenza con cui ti trasmette cosa vuol dire fare le valigie per cercare un futuro, cosa vuol dire cercare il mare in mezzo ai palazzi di una metropoli che non è fatta per accoglierti.
Sparisco in mezzo alla poltroncina rossa. Piccola ed effimera Amal, che non sente niente da una vita e in questo momento ha i brividi che la stanno stravolgendo. Quanto tempo era che non ti emozionavi così per qualcosa che appartiene davvero all'istante che stai vivendo?

A volte seguire i buoni consigli è davvero una soddisfazione. Stasera sono andata nel posto giusto. Ed ero proprio lì.




Dimenticavo. Sai che c'è? Non sentire niente rende tutto più facile. Maledetto bastardo.

venerdì 10 dicembre 2010

Bello come...

Ogni anno mi riprometto di non fare il disegno per Scarceranda il sabato notte alle tre quando ormai la mia permanenza al Crack è sfociata in un numero di birre incalcolabile.
Me lo riprometto ogni anno quando apro l'amata agendina e vedo quell'obrobrio disegnato da me con tanto di firma.
Me lo riprometto ogni volta che vedo un mio disegno pubblicato e mi vergogno come una ladra. Non solo per la qualità del disegno in sé, ma anche - e soprattutto - perché per un progetto che mi sta a cuore vorrei dare qualcosina in più.

Quest'anno è andata come tutti gli altri anni.
Alle tre di notte del sabato, quando ormai la mia lucidità mentale è quella di un orso polare in letargo da mesi, mi accorgo che quel disegno non l'ho ancora fatto.
Prendo penna e pantoni e lo butto giù al volo facendo il mio solito pasticcio.

Ma quest'anno sono stata fortunata.
Il disegno mi è tornato indietro in tempo per metterlo a posto.


Bello come una prigione che brucia è il titolo di un libro di Julies Van Daal  che parla della rivolta dei gin riots i primi di giugno del 1780. La storia di una rivolta senza capi che culminò con l'incendio del carcere di New Gate.
Mi è venuto in mente mentre disegnavo nelle celle del Forte Prenestino, mi è venuto in mente, ho sorriso al pensiero e tutto è scivolato sulla carta. 

Scarceranda è un'agenda autoprodotta da Radio Onda Rossa dal 1999. Il suo motto fin dalla nascita è “contro ogni carcere giorno dopo giorno, perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva”.

Questo è un progetto che amo sostenere. Più informazioni su dove trovarla, su come contribuire le trovare QUI.

giovedì 14 ottobre 2010

Autoritratto

Non ho mai fatto un autoritratto.
Ho sempre usato altri personaggi per raccontare i miei stati d'animo.
Ho speso mille parole per descrivere le sensazioni.
Ho fotografato o rubato immagini.
Ho citato canzoni, immaginato altri modi per raccontare.
Ho rubato le battute migliori nascosta dietro le quinte di un palcoscenico.

Oggi ci ho provato per la prima volta.
Cimentandomi anche in uno stile di disegno (se lo vogliamo chiamare così) che non avevo mai provato.
Macchie di colore che prendono forma. 
Questo è il risultato:





lunedì 23 agosto 2010

Cartoline d'inchiostro (da Genova)




In quella città dove ho piantato le radici da tempo, dove quelle strade buie e strette (spesso anche puzzolenti) mi fanno sempre sanguinare le ginocchia quando me ne vado; dove il mare incazzato è in grado di essere uno specchio. In quella città di cui mi porto i segni addosso, cicatrici di inchiostro visibili a tutti, a Genova, ho lasciato un po' di colori sui muri della città. Una di quelle commissioni che ti rendono felice. Per amore, per attinenza al concetto, per la richiesta, per l'immaginario.




Quindi volevo un po' ringraziare più che vantarmi.
Questo per la Tattoo convention di Genova è uno dei disegni che ho fatto più volentieri che mai.
E poi ho un biondo da ringraziare moltissimo, per i consigli e per l'inchiostro. Grazie Andrea :)

lunedì 21 giugno 2010

I love you and I leave you.


Quest'anno il Crack al forte Prenestino mi è volato via dalle mani. Per certi versi è stato un po' come se non fossi lì. Mi son persa tutto quello che c'era, soprattutto gli amici e i fratellini che passavano a trovarmi. Scusatemi. A volte le celle del forte sono un po' come il triangolo delle Bermuda.
Ho perso birre altrui e vertebre nell'umido delle celle.

Quest'anno era Hate - Love il tema, quest'anno sono arrivata a questo amato festival preparando le cose di corsa, arrivando in ritardo, imprecando in sei lingue contemporaneamente e con un odio per il mondo che mi facevo spavento da sola. E, visto che il mondo deve NECESSARIAMENTE farsi beffe di me, per una simpatica coincidenza del destino sono finita nel lato Love della mostra. Io che in questo momento se sento profumo di fiori cerco dove stanno facendo il funerale.
Ci sono arrivata con 8 disegni. Sono tornata dal Forte ieri sera senza niente.
Venduti e regalati tutti.





Ammetto che è stato emozionante.
Grazie a tutti coloro che si sono prenotati la mia Alita, grazie a tutti coloro che passavano e gli piacevano i disegni, nonostante io facessi notare loro che sono delle schifezze.
Scena:

"Ma è bellissimo questo. Lo vendi?"
"Ma come fai a volerlo comprare? Non vedi che l'inchiostrazione è una merda? Che il braccio non funziona?"
"A quanto me lo vendi?"
"Scusa ma lo vuoi VERAMENTE"
"Sì"
"..."

Grazie a Pierz per la compagnia e le risate. Grazie a Valerio Bindi e tutti i ragazzi di Crack che mi fanno sentire un po' a casa, in questa città che continuo a non amare.

Poi un grazie speciale a una persona che mi ha sostenuto e aiutata a preparare queste quattro tavole. La mia storia di amore e odio. Amore per una città che mi fa sanguinare di nostalgia e odio per il risveglio sempre troppo brusco in una Capitale che non riesco proprio a riconoscere come casa.

Quattro semplici tavole, fatte di fretta in due notti, il mio panico dell'emigrante.






Quello che non mi sono persa è la spilla con la scritta che da il titolo al post. Una sintesi migliore non l'avrei trovata da sola.

domenica 17 gennaio 2010

Arkahm Asylum

Una giornata ha 24 ore.
Ma a me non bastano mai.
Vi giuro che a volte ho davvero il bisogno di sentire il mio analista...
Se ne avessi uno si intende.



(disegno ispirato a delle foto che non esistono)

mercoledì 6 gennaio 2010

Lacrime di seppia


Le lacrime di seppia sono nere? O sono color seppia?
Che poi devo ancora capire perchè seppia, quando è ocra, o qando è scala di marroni. E quando le seppie mi pare che siano bianche.

Chi lo sa.
Iniziamo il 2010 con un altro buco nell'acqua.
Troppo videogioco questa immagine. Troppo poco arrugginita.
Forse, il futuro che immagino, verde, ruggine e silenzio, in realtà è un futuro di cuoio, di ciminiere, di ingranaggi e di macchine a vapore.
O forse immagino troppo poco.
Questo non lo posso sapere...

Succede.

venerdì 4 dicembre 2009

Scarti.


Ve lo ricordate? Non ve lo ricordate?
Cambia poco, l'avevo postato tempo fa. Ne volevo fare la copertina di Ruggine numero 2, che sta per uscire.

Scartata.

Perche'?

Ha le tette troppo grosse. SIGH.


Questo non e' nemmeno il definitivo, ma che ci volete fare?

sabato 17 ottobre 2009

Babau Halloween! - ovvero autoproduzioni di primo livello.


Tra poco è Halloween. La notte delle streghe, quella dei fantasmi delle paure e delle paranoie scambiate con un po' di caramelle.

Così raccontano.

Sì, vabbè raccontano anche che sia "la notte più paurosa dell'anno". Ovvero quella in cui sentirsi una Gothic Lolita o compagnia bella è normale. Bah.


Poi c'è il Babau, di cui ho parlato veramente parecchio. Il babau non solo si nutre di Paura, l'alimenta, è quella goccia che ti cade in testa piano piano e ti porta alla follia.




Poi c'è il parallellismo più assurdo che potevamo creare. Forse è così banale da poter sembrare assurdo.
Dopo mesi che lavoriamo per far uscire il Volumetto del Babau per Lucca Comics ci siamo resi conto che uscirà proprio a ridosso di Halloween.
Ordunque udite udite! Il libro è pronto e tra poco potrete averlo tra le mani! (quello sulla zucca è un babau. non una zucca qualsiasi, ho realizzato questa polaroid per voi)



Dopo un’estate dedicata alla selezione degli splendidi racconti ricevuti, le cartoline del Babau, con 30 illustrazioni di numerosi artisti e altrettante storie sulla politica della paura, stanno per andare in stampa, e verranno presentate in occasione di Lucca Comics.

Si tratterà di un libretto con cartoline staccabili illustrate a colori, ciascuna corredata da un racconto a tema e, nello spirito della coproduzione che caratterizza il progetto Collane di Ruggine, oltre a essere distribuito in libreria e nelle fumetterie grazie a Nicola Pesce Editore, circolerà naturalmente anche attraverso le distro dei coproduttori del progetto, ovviamente a un prezzo ridotto.

Per promuovere la diffusione del libretto il più possibile, alcune copie accompagneranno la mostra delle tavole degli illustratori, ma soprattutto abbiamo lanciato un progetto di coproduzione su Produzioni dal basso, una piattaforma che permette di raccogliere ordini per ogni tipo di autoproduzione rendendo i progetti autoprodotti decisamente più sostenibili. Poiché purtroppo le nostre energie non ci permettono di raccogliere ordini singoli, che implicherebbero un numero eccessivo di pacchetti da confezionare e spedizioni da organizzare, abbiamo pensato di chiedere ai nostri sostenitori un minimo sforzo: su Produzioni dal basso raccoglieremo ordini per un minimo di 5 copie e vi chiediamo quindi di organizzarvi tra amic* e conoscenti per raccogliere gli ordini e diffondere le cartoline della paura un po’ dovunque.

È una sfida buffa, quella che vi stiamo lanciando, ma noi siamo convint* che sia fattibile, proprio come crediamo che si possa opporre resistenza al germe della paura che si sta insinuando nelle nostre teste paralizzandoci lentamente.

Coproduci e distribuisci le cartoline del Babau! Ordina almeno cinque copie e distribuiscile tra amici e conoscenti, falle vedere al vicino, proponile al tuo gruppo d’acquisto… diffondi il Babau un po’ dovunque per non avere più paura del buio!

sabato 3 ottobre 2009

Travel Sketch

Mi sembra una vita fa, ero su una nave per la Sardegna. Ingannavo il tempo del viaggio scarabocchiando, chiusa nel limbo dei miei pensieri.
Amo i viaggi per mare, con la loro dilatazione del tempo, e quel senso di attesa che non ti si scolla di dosso finchè non arrivi in porto.
Il mare aperto è l'unica cosa che conosco in grado di riappacificarmi con il mondo. (Ah! È vero, questa cosa l'avevo già detta...)

Era un mese fa. Solo un mese fa.
Iniziamo l'autunno. Quello vero. Intanto mettiamo quegli scarabocchi che si stavano sbiadendo nel frattempo.




domenica 6 settembre 2009

Non è più tempo.

Ad un certo punto arriva il momento di non più estate, così lo chiama una mia amica, quel momento in cui non è più estate, ma non è nemmeno veramente autunno, devi iniziare a combinare qualcosa della tua vita dopo le ferie estive, ma sei ancora con il cervello al mare.
Il fatto che io abbia il cervello sempre in un posto di mare non fa testo.

Ho smaneggiato con i colori di questo blog. Provo a lavarmi di dosso quel nero che mi porto dietro da troppo tempo.
Mescolo i colori a caso, sperando di non dare - ulteriormente - il voltastomaco a chi passa di qui.
Se non approvate la cromatica di queste pagine vedrò di non darvi peso, dopotutto c'è chi riesce a fare di peggio con i colori del suo blog. (Ora viene qui e mi mena, lo so io!)

Tra il cazzeggio notturno e una tavolozza virtuale ho mescolato degli schizzi fatti in nave, quando il rollio ti fa tremare il pennello ancor più del normale, e quando sai che il tempo passa lento durante la traversata...

Non so, forse nella mia vita passata ero un marinaio, ma quella noia ha su di me un fascino in grado di riappacificarmi con il mondo. Almeno finchè non scendo a terra.



giovedì 6 agosto 2009

Matita nera.

E' solo un po' di matita nera colata intorno agli occhi.

Ci mancherai.

Addio Alberto.
(1987+2009)

lunedì 27 luglio 2009

Ma io... non avevo detto....

Diciamolo. Le Strane Alchimie a volte danno risultati sorprendenti.

Vero è che la prima volta che dai da disegnare una tua sceneggiatura ti scontri con tutta la realtà, e scopri che i racconti sul rapporto conflittuale disegnatore/sceneggiatore sono veri.

Con il condimento di due "pianeti diversi" del fumetto che si incontrano. E con tutta la nostra inesperienza.

Da sceneggiatura descrivevo così una scena:

Vig 5 – 8 Gaijin cerca di dissolvere i dispositivi olografici con le mani. Cerca di spazzarli via ad ampi gesti, con disprezzo (come si fa con le briciole sul tavolo per intenderci.) Li vuole distruggere.
GAIJIN
“Sì certo. Sto sognando. Dopo l'incidente sono andato in coma e sto sognando!”


Mi arriva una vignetta come questa:


Ok. In quel momento mi rendo conto che sono ancora una cagna come sceneggiatrice.
Apro una chat con il mio disegnatore
e gli dico:

Amal: "Ahò Luca! Tavola 4 vignetta 4: Non ho mai detto che Gaijin è omosessuale e chiede all'amichetto di cambiarsi quegli orribili stivali di coccodrillo:
Gaijin: "Se non ti togli quella poVcheVia non ti poVto alla festa di Dolce e Gabbana sia chiaVo!"

Se vuoi cambio il dialogo, così è perfetta..."

Luca: "Scusa ma della 4 tavola.. me lo avevi detto tu che era un gesto con insufficienza. E io l'ho fatto scocciato!! e poi sta spazzando via le briciole dal tavolo... "

Amal: "no sta chiedendo all'amico di togliersi quegli orrendi stivali"

Luca: "NON è VERO!!"

Amal: "Scusami un attimo, guardati allo specchio e vedi come spazzi le briciole dal tavolo."

Luca: "e io mi ci sono guardato allo specchio! le spazzo cosi'..."

Amal "..."


L'unica cosa che è vera è che io sono un po' una stronza. E che lui alla fine della fiera ha fatto un ottimo lavoro...

Grazie :*

venerdì 19 giugno 2009

Paura del crack?!

Ha preso il via anche questa edizione di CRACK! al forte prenestino.
Quest'anno si preannuncia decisamente ricco, le celle sono sovraffollate e più cammini in giro più trovi delle vere figate.

Siamo anche riusciti ad allestire la mostra del babau, tra cornici che si rompono, ritardi di consegne, passeggiate a centocelle sotto il sole per prendere le cose che mancano, sbronze d'apertura e un po' di sano kaos.


Se passate cercateci nelle celle di destra. ovviamente nella 13. (mi sa che questo numero devo iniziare a giocarmelo al lotto...)

Troverete le facce del babau e ruggine zero e uno.

intanto uno sketch da treno, così per non dire che scrivo solo stronzate. ;)

(ma le disegno pure...)

sabato 18 aprile 2009

Tripletta


Ok, oggi pubblichiamo cose per i prossimi tre mesi. Così giusto da riempire lo spazio. Questa è un altra di quelle che stanno in attesa del colore... prima o poi.

O forse anche no. Che ne so...